E’ troppo facile lamentarsi dell’avvocato che pretende l’acconto. Ma quali sono le spese da affrontare in una causa civile? E chi le deve sostenere?

Tutela dei diritti e ricorso all’azione giudiziaria: una breve premessa.

Chiunque può ricorrere all’autorità giudiziaria se ritiene che un proprio diritto è stato violato. L’avvocato è il professionista tramite il quale il cittadino si rivolge al giudice per chiedere la legittima applicazione della legge ed il ristoro della situazione giuridica lesa.

La tutela (giudiziale) dei diritti tende a soddisfare un’esigenza di “ordine sociale” ed è garantita dalla Costituzione italiana (art. 24). Non vi sarebbe certezza nei rapporti interpersonali (familiari, commerciali, ecc.), se l’ordinamento non prevedesse strumenti democratici che “obbligano” i cittadini al rispetto della legge. Non c’è progresso senza diritto. E la “tutela” dei diritti garantisce l’applicazione della legge.

I costi della giustizia: un pò di chiarezza.

I diritti sono sacrosanti tuttavia spesso sfugge una verità altrettanto fondamentale: la tutela dei diritti ha un costo. Nel momento in cui si promuove un’azione giudiziaria, se ne devono sopportare le relative spese.

La legge afferma che colui che intende far valere in giudizio un proprio diritto, ne deve anticipare le spese; al termine della causa, queste saranno poste a carico della parte soccombente. Ecco un primo elenco delle spese giudiziali che gravano, in via di anticipazione, su colui che promuove una causa giudiziale:

  • contributo unificato, anticipazioni forfettarie e spese di notifica;
  • spese per dare luogo ai mezzi istruttori richiesti ed ammessi (consulenza tecnica d’ufficio, citazione testi, ecc.);
  • eventuale imposta di registro sul provvedimento giudiziale finale (sentenza, decreto ingiuntivo, ecc.);
  • spese di avvocato composte da onorari oltre spese generali del 15%, oneri previdenziali in misura del 4%, iva del 22%.

Il contributo unificato (C.U.)

E’ una tassa e va versata allo Stato per l’avvio di una causa giudiziale. Il C.U. è determinato sulla base del valore attribuito alla domanda giudiziale: all’aumentare del valore dichiarato dalla parte procedente, aumenta il contributo. Ecco un utile prospetto chiarificatore, distinto per scaglioni, alla data di ottobre 2016 (fonte: sito professionigiustizia).

contributo-unificato-2016-10

E’ facile constatare come, man mano che aumenta il valore della domanda, aumenta anche il valore del contributo unificato da versare allo Stato.

L’anticipazione forfettaria ai sensi dell’art. 30, dPR 115/02.

Consiste in un ulteriore versamento, dell’importo di 27,00 euro, da effettuarsi con il primo deposito degli atti presso l’ufficio giudiziario (la cosiddetta iscrizione a ruolo della causa). Tale versamento rappresenta, secondo la richiamata norma, un’anticipazione, in favore dello Stato per i diritti di trasferta, le spese di notificazione, a carico della parte che per prima si costituisce in giudizio.

Le spese di notifica.

La notificazione è l’attività tramite cui l’ufficiale giudiziario, su incarico di chi promuove l’azione, consegna alla parte interessata un atto giudiziario. Anche tale attività comporta delle spese variabili in base alle distanze chilometriche che l’ufficiale dovrà percorrere ed alle attività connesse alla notificazione dell’atto stesso. Le spese di notifica solitamente ammontano ad una cifra variabile tra gli 8,00 ed i 20,00 euro.

Le spese di avvocato (onorari ed accessori di legge).

La domanda è… quanto costa l’avvocato in una causa giudiziale?
Con l’abolizione delle tariffe e dei minimi professionali (decreto legge “Bersani” n. 223/06, convertito in legge n. 248/06), l’avvocato è libero di pattuire, con il cliente, il compenso professionale per l’attività giudiziale che dovrà prestare.

L’eventuale accordo deve avere forma scritta (art. 13, lg. 247/12). In mancanza, si applicano i criteri di liquidazione giudiziale, stabiliti periodicamente dal Ministero della Giustizia con proprio decreto. Tali parametri sono utilizzati dal giudice nel momento in cui la causa si è conclusa: i compensi di avvocato vengono determinati in base al valore della domanda ed alle fasi patrocinate dal difensore (fase di studio, fase introduttiva, fase di trattazione/istruttoria, fase decisionale).
Attualmente, detti parametri sono stati individuati con decreto del Ministero della Giustizia n. 55 del 10.03.2014. All’importo pattuito vanno aggiunti i seguenti accessori di legge: rimborso spese generali del 15%, contributo previdenziale del 4%, IVA del 22%.

Per calcolare “in via approssimativa” i compensi giudiziali dell’avvocato, puoi utilizzare il software di calcolo messo a disposizione dal sito dell’avvocato Anna Andreani. Se non hai sottoscritto un accordo con il tuo avvocato, in sede di liquidazione delle spese giudiziali, il magistrato dovrà tenere conto dei seguenti parametri.

 Simulazione delle spese di giustizia.

Sia chiaro, ogni causa è una storia a sé che può comportare attività o spese impreviste. Tuttavia è anche vero che è possibile ipotizzare le spese DI MASSIMA che andrai ad affrontare, nel caso tu sia costretto a rivolgerti al giudice civile.

Ecco un esempio chiarificatore. Si ipotizzi di volere promuovere dinanzi al Tribunale (giudice di primo grado) un’azione di risarcimento danni del valore di 50.000,00 euro (cinquantamila/00). Le spese da affrontare, per chi avvia la lite, saranno le seguenti:

  • contributo unificato: euro 518,00;
  • anticipazioni forfettarie: euro 27,00
  • notificazione atto introduttivo: euro 12,22
E così, in totale, euro 557,22.

Nel corso del giudizio, la parte attrice dovrà anticipare le eventuali spese di consulenza tecnica di ufficio (ove richiesta): quantifichiamole, in via ipotetica, nell’importo totale di euro 1.100,00.

Liquidazione degli onorari di avvocato (in mancanza di convenzione scritta).

Al termine della causa, in caso di integrale accoglimento della domanda ed in mancanza di convenzione scritta, esaurite tutte le fasi del processo, “potrebbero” essere liquidati onorari di avvocato per un importo variabile ricompreso tra i 4.000,00 ed i 7.000,00 euro. Nel caso in cui la gestione della causa sia stata particolarmente laboriosa e gravosa per l’avvocato (ad esempio: presenza di questioni di diritto di particolare complessità, numero elevato di attività processuali o di documenti da esaminare) gli onorari potrebbero essere aumentati sino all’importo di circa 13.000,00 euro (si veda la tabella, sopra riprodotta, per il calcolo delle tariffe di avvocato).

Per ritornare alla nostra simulazione, ipotizziamo siano state liquidate spese di avvocato per euro 4.000,00 oltre accessori di legge, come di seguito sviluppati:

  • compensi di avvocato: euro 4.000,00
  • rimborso spese generali (pari al 15% di euro 4.000,00): euro 600,00
  • Cassa Previdenza Avvocati (pari al 4% di euro 4.400,00): euro 184,00
  • Iva al 22% (sulla sommatoria delle precedenti voci): euro 1.052,48
E così, in totale, euro 5.836,48, per onorari di avvocato.

Tiriamo le somme.

All’originaria somma anticipata di euro 557,22, andranno aggiunti i compensi corrisposti al ctu (euro 1.100,00) oltre quelli liquidati in favore dell’avvocato (euro 5.836,48). Alla somma complessiva così raggiunta, pari ad euro 7.493,70, si aggiungeranno le spese per la notifica della sentenza e l’imposta di registro liquidata, dall’Agenzia delle Entrate, sullo stesso provvedimento giudiziale.

Molto probabilmente, con la sentenza in questione il Tribunale avrà condannato la parte convenuta (cioè l’avversario, la controparte) a rimborsare le spese di lite (c.d. principio della soccombenza). Ciò significa che, chi vince la causa, può richiedere alla parte soccombente il rimborso delle spese anticipate nel processo.

Tuttavia se il debitore non vi adempie spontaneamente, sarà necessario promuovere una nuova azione giudiziale per il recupero di dette somme (sempre che la parte soccombente abbia beni  e somme di danaro utilmente aggredibili).

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Sconcertato? Benissimo: i giudizi si affrontano con consapevolezza e responsabilità.

Leggendo questo articolo hai preso coscienza di quanto costi (in termini di spesa) promuovere una causa giudiziale. E’ ovvio che per cause di valore inferiore ai 50mila euro, i costi di giustizia saranno ridotti in proporzione.

Non voglio fare terrorismo psicologico o dissuaderti dal tutelare i tuoi diritti in sede giudiziale. Se un tuo diritto è stato leso, allora devi far valere le tue ragioni dinanzi al giudice.

Tuttavia è bene che tu affronti responsabilmente il passo che stai per compiere: se costretto a promuovere una causa giudiziale o a difenderti in un giudizio già instaurato, è utile e necessario che tu sappia valutare i rischi e le spese in gioco.

Consigli utili ed errori che devi assolutamente evitare.

Ecco i miei suggerimenti se devi promuovere una causa giudiziale o difenderti in una lite davanti al giudice civile:

  1. rivolgiti ad un buon avvocato che ti  consigli ed assista per il meglio (lascia stare i parenti e gli avvocaticchi che lavorano per una mancia);
  2. la tutela dei tuoi diritti è importante? e allora non stimare poco il lavoro dell’avvocato (ricordati sempre che “riceverai la miglior difesa che il denaro possa comprare”: se paghi poco, preparati a ricevere il minimo impegno);
  3. conosci il tuo avversario (cerca di capire chi è, come ragiona e se ha beni utilmente aggredibili, in caso di tua vittoria);
  4. documenta le tue ragioni: sii preciso ed esibisci in giudizio ogni atto e documento a sostegno della tua domanda;
  5. non escludere mai la possibilità di un accordo (la cosiddetta transazione): anche se vincerai la causa, non è detto che tu riesca a recuperare quanto anticipato (magari il tuo debitore non ha nulla da perdere);
  6. richiedi al tuo avvocato un preventivo sulle spese “di massima” che dovrai affrontare in sede giudiziale.

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