TEMPI MODERNI E LIMITI DELLA GIUSTIZIA ITALIANA

Viviamo in un mondo globalizzato, ipertecnologico, frenetico, “smart”; interagiamo quotidianamente con una folla di contatti; effettuiamo bonifici bancari via internet e concludiamo transazioni commerciali in tempo reale, con un semplice “clic”. Ma se qualcosa va storto e ci si deve rivolgere alla giustizia civile, i tempi si dilatano a dismisura, con processi scanditi da ritmi lenti, angoscianti, paradossali!

“Certezza del diritto” e “ragionevole durata del processo” sono principi cardine dell’ordinamento giuridico italiano che, seppur ammantati di retorico idealismo, indicano al legislatore nazionale la rotta da seguire: norme chiare e dall’applicazione prevedibile; processi civili da celebrarsi in tempi rapidi o comunque accettabili, per soddisfare le istanze di giustizia del cittadino.

Ma tra il dire ed il fare…
E’ noto che, nel Belpaese, la certezza del diritto NON esiste e la durata media dei processi è comunque eccessiva. Ogni giorno avvocati, giudici, cancellieri si alzano la mattina per confrontarsi con una realtà fatta di approssimazione, caos ed emergenza.

Ad una società sempre più dinamica e che chiede tempi celeri per la tutela dei diritti, si contrappone un sistema giudiziario anacronistico, fermo a cinquant’anni fa: norme frammentarie e poco chiare, uffici giudiziari fatiscenti, carenza di personale di cancelleria, elevatissimo numero di cause pendenti, costi di accesso alla giustizia sempre più elevati. Questo è solo un breve elenco dei mali della Giustizia italiana.

Viviamo in un mondo globalizzato, ipertecnologico, frenetico, “smart” […]. Ma se qualcosa va storto e ci si deve rivolgere al giudice civile, i tempi si dilatano a dismisura, con processi scanditi da ritmi lenti, angoscianti, paradossali!

Via giudiziaria necessaria se l’avversario non collabora

Per quanto la strada giudiziale sia ardua ed in salita, tuttavia essa rimane l’unica percorribile quando le parti in lite non vogliono mitigare le rispettive pretese: non c’è “mediazione obbligatoria” o “negoziazione assistita” che tenga di fronte all’ostinazione di un interlocutore che rifiuta ogni forma di dialogo.

E allora, la strada giudiziale diventa “strumento necessario” per costringere la parte negligente ad un confronto di fronte al giudice, richiamandola alle proprie responsabilità.
Sia chiaro, non esistono formule magiche che permettono di trovare soluzioni facili a problemi complessi. Tuttavia la causa giudiziale può rappresentare, in molti casi, un’occasione di confronto tra contendenti che non hanno mai dialogato. Agli avvocati il ruolo di sensibilizzare i rispettivi clienti, avvertendoli dei rischi e delle lungaggini della via giudiziale.

Va infatti detto che, nell’ambito del processo civile, promuovere azioni o resistere in giudizio “con leggerezza”, può comportare pesanti conseguenze sul piano economico con aggravio di spese giudiziali in danno della parte negligente.

Ecco il trucco segreto (ma non troppo) per risolvere i problemi: avere nuovi occhi!

Spesso le cause in tribunale si trascinano per colpa delle stesse parti coinvolte: esse, pur potendo valutare un accordo, si trincerano dietro le rispettive posizioni, sull’onda di tensioni emotive. Nulla viene concesso all’avversario, destinatario di mille invettive e di rancori personali. E così con il tempo aumentano le spese legali, i dissidi si rinforzano e diventa sempre più difficile trovare la rotta verso la conciliazione.

La sola disponibilità del singolo non è sufficiente per costruire una soluzione “condivisa”. Tutti i soggetti coinvolti devono essere consapevoli di questo concetto elementare: nessun problema è risolvibile se manca la partecipazione attiva e la collaborazione responsabile di TUTTI i contraddittori.

“Il vero viaggio di scoperta è avere nuovi occhi”. Non è possibile trovare una soluzione nuova ad un vecchio problema senza mitigare le proprie aspettative; non ci si può aspettare che le cose cambino rimanendo ognuno sulla propria originaria posizione.

Valutare la possibilità di un conciliazione significa innanzitutto cambiare stato d’animo e vedere i problemi con distacco emotivo, in vista di un risultato obiettivo e condiviso; significa dialogare con pazienza con il proprio avversario e rinunciare a qualcosa in vista di una complessiva regolamentazione e definizione degli interessi in gioco. Nella vita comune, così come nelle aule di giustizia, il buon senso ed il confronto utile non devono mai mancare.

“Il vero viaggio di scoperta […] è avere nuovi occhi” (Marcel Proust, “Alla ricerca del tempo perduto”, 1913/1927)

Valutare nuove soluzioni praticabili, conoscere il proprio avversario, costruire il dialogo nel tempo

Perfezionare un accordo per evitare una causa giudiziale o definirne una già pendente è spesso utile e conveniente. I vantaggi sono evidenti: in cambio di reciproche concessioni e rinunce, le parti ottengono la soluzione del problema in tempi rapidi (o comunque prestabiliti), evitando una causa giudiziaria dagli esiti, dai costi e dai tempi incerti.
Laddove sia possibile instaurare un dialogo “distaccato” con l’avversario, suggerisco sempre ai miei clienti di valutare soluzioni alternative a quella giudiziale. Affrontare una questione  in modo obiettivo, superando gli angusti limiti di tensioni insensate e di sterili rancori, è sintomo di intelligenza e capacità di adattamento. Guardare oltre i confini dell’orgoglio personale e del pregiudizio fine a se stesso; rivolgere la propria attenzione alle soluzioni prevedibili e praticabili: è questo l’approccio che suggerisco in ipotesi di accordo, laddove vi sia una comune e reale volontà di risolvere il problema.

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